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Consigliere Aggiunto per le Americhe
Madison Bladimir Godoy Sanchez
Paese di provenienza: Ecuador



Ricardo Augustin: Sign. Madison, alle elezioni del 10 dicembre 2006 è stato eletto Consigliere Aggiunto per le Americhe. Ci può dire come si colloca la figura del Consigliere Aggiunto e soprattutto quali sono le sue competenze?

Madison Bladimir Godoy Sanchez: la figura del Consigliere Aggiunto rappresenta l’inizio di un processo di integrazione, meglio di convivenza, perché nel parlare di integrazione bisogna considerare non soltanto l’aspetto sociale e culturale ma anche di integrazione politica, giuridica, normativa. Direi che questo è un primo passo verso il voto amministrativo e politico per i cittadini stranieri. Il Consigliere Aggiunto, è tenuto a svolgere un lavoro di ponte tra le comunità straniere e l’amministrazione comunale, può intervenire nelle sedute, può chiedere l’ordine del giorno, emendamenti; tuttavia, secondo la normativa esistente, non ha il diritto di voto sia all’interno del Consiglio Comunale sia all’interno delle diverse commissioni permanenti alle quali partecipa.

R. A : Alle prime elezioni dei consiglieri aggiunti vi è stata una forte partecipazione dell’elettorato; quella successiva ha visto un calo nell’affluenza alle urne. Come spiega questo fenomeno?

M. B. G. S: questo va analizzato da diversi punti di vista. Occorre considerare altri parametri, come il lavoro svolto dai precedenti Consiglieri Aggiunti che potrebbe essere alla base della sfiducia dell’elettorato nei confronti di questa figura. Poi, ovviamente, il fatto di non avere ancora il diritto di voto incide; la gente vede che il Consigliere Aggiunto non può operare un gran che all’interno dell’amministrazione comunale. Attualmente abbiamo un duplice compito: ridare fiducia alle persone e dare una spinta all’amministrazione, mostrando il nostro concreto interesse a partecipare alle decisioni che riguardano la città nella quale viviamo.

R. A: Pensa che la figura del Consigliere Aggiunto nel suo ruolo sia ben compreso dalle comunità immigrate?

M. B. G. S: credo che per via di una mancanza di informazione, le comunità straniere, i nostri concittadini, non abbiano ben chiaro il ruolo che la figura del Consigliere Aggiunto ricopre. Dobbiamo lavorare molto su questo aspetto, e, contemporaneamente, dobbiamo dialogando con la stessa amministrazione comunale, sul fatto che si deve poter potenziare il ruolo del Consigliere Aggiunto dandogli strumenti necessari perché possa fare un lavoro positivo in modo da contribuire ad una vera integrazione sociale.

R. A: Come Consigliere Aggiunto, avrà degli obiettivi specifici che cercherà di raggiungere durante il suo mandato? Quali sono?

M. B. G. S: E’ importante saper presentare le nostre idee. Faccio parte della commissione per la cultura e ho proposto un ordine del giorno riguardante i centri culturali. In Commissione si discuteva di fare una mappa dei vari centri culturali presenti nel Comune di Roma. La mia richiesta è stata che questi centri che chiamo, centri interculturali polivalenti, vengano utilizzati e gestiti dalle comunità straniere. Questo primo ordine del giorno è passato, firmato sia dalla maggioranza sia dall’opposizione. Dobbiamo avere questo tipo di iniziative e cercare di capire come funziona la macchina comunale in modo da inserirci con le nostre iniziative in concordia, al fine di poter realizzare, nei migliori dei modi, il nostro lavoro. Se cominciamo a dialogare in modo concreto facendo capire ai gruppi politici all’interno del Consiglio Comunale che siamo disposti a portare avanti un lavoro serio e responsabile, penso che sarà possibile realizzare diversi obiettivi. Voglio aggiungere un’altra cosa: nell’ultima seduta del Consiglio nella quale si approvava il bilancio triennale, la seduta si è prolungata sino alle due del mattino e noi siamo rimasti lì, anche se non abbiamo votato ovviamente; volevamo far capire prima il nostro interesse a sapere come funziona il meccanismo delle votazioni ma anche per lanciare un messaggio concreto, che noi siamo qui per lavorare.

R.A.: La nostra Facoltà di Scienze Sociali, è da tempo, attenta alla condizione dei migranti (forte della sua composizione internazionale). Si è occupata della condizione dello straniero nel sistema sanitario e di quello carcerario italiano. Quali temi ci chiederebbe di approfondire nel futuro prossimo?

M. B. G. S: Ovviamente la questione della salute e la condizione dei detenuti immigrati all’interno delle carceri, sono temi che ci stanno a cuore. Altri temi si potrebbero approfondire e, sicuramente, potremmo fare un lavoro insieme con la vostra Facoltà e con i Consiglieri Aggiunti. Promuovere un riscatto culturale dei paesi di provenienza, incentivare educazione e formazione, come pilastri fondamentali per la ricerca di un miglioramento della qualità di vita degli stranieri; il problema della casa, anche su questo possiamo fare dei progetti insieme. Aggiungo i temi riguardanti la famiglia, gli asili nido, sono temi sui quali intendo lavorare e di cui intendo occuparmi con molta serietà. Credo che diversi aspetti si potrebbero sviluppare insieme. Programmare un tavolo di lavoro e quindi cominciare a pensare e a progettare su questi aspetti.

R. A: Come valuta in linea di massima l’offerta accademica per gli immigrati?
M. B. G. S: personalmente ho conseguito un Master all’Università Roma Tre. Alcuni dopo la laurea non trovano uno sbocco lavorativo interessante, i più fortunati sono coloro che hanno scelto un percorso di studio scientifico. Secondo me, l’Università italiana deve potenziare i suoi corsi anche per un sbocco lavorativo più valido.

R. A: Alle comunità straniere presenti a Roma cosa direbbe?

M. B. G. S: Dobbiamo aprirci alla cultura italiana, non dobbiamo chiuderci, altrimenti c’è il rischio della ghettizzazione. Dobbiamo essere capaci di interloquire, di dialogare con la cultura che ci ospita ma anche fra di noi poiché, in quanto comunità straniere, non è che ci conosciamo tanto, i latinoamericani, con gli asiatici, gli africani, gli europei dell’est hanno scarsissimi rapporti. Penso che un processo di integrazione passi anche attraverso un’apertura fra gli immigrati; c’è bisogno di una contaminazione culturale, una flessibilità, c’è bisogno di creare all’interno della società italiana un modello di integrazione del quale anche possiamo renderci partecipi.

R. A: Grazie mille e i migliori auguri per il suo impegno sociale.

Ricardo Augustin