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Etnografia della memoria.
Storie e testimonianze del secondo conflitto mondiale nei monti Aurunci
I monti Aurunci, nel frusinate, nei pressi di Montecassino, sono stati il teatro (oggi quasi dimenticato) di una drammatica esperienza storica: le violenze e gli stupri di massa compiuti dalle truppe marocchine del generale Juin nel maggio del 1944, contro le popolazioni civili locali, soprattutto le donne.
In tutta l’area (localmente conosciuta come la terra del martirologio) questa memoria traumatica costituisce ancora oggi una sorta di culto laico, vivo e conservato.
Il libro presenta le storie e le testimonianze - raccolte a distanza di sessantacinque anni - dei superstiti di quell’esperienza. Le hanno raccolte le nipoti di quelle donne e di quegli uomini, con un lavoro d’ascolto attento e partecipe, guidato e coordinato dall’autore, che è direttore del Museo della Pietra di Ausonia, una delle comunità “martiri” di questo territorio costellato dalla presenza della pietra. Proprio la pietra dà vita ad un paesaggio della memoria, tuttora conservato grazie a statue, monumenti, sacrari militari, grotte, muri a secco ed altre emergenze che ricordano la guerra e le sue vicende locali.
Il testo ricostruisce la storia della ricerca e riflette sulla gestione culturale della memoria ed i suoi usi sociali (locali e globali), contemporanei. Propone un percorso narrativo, costruito attraverso le storie e le testimonianze raccolte, articolato in dodici temi, individuati in incisive espressioni dialettali, come ideali capitoli di questa letteratura orale del ricordo. Dall’incipit narrativo, la prima metaforica “pietra” della memoria ( “Qua la guerra è cominciata l’8 settembre”), alla conclusione etica ( “I monumenti sò belli perché ricordano la povera gente”), ultima pietra della memoria (questa volta reale e materiale) anch’essa modellata dal ricordo sociale.
Un nucleo centrale di tre topiche (Poi sò venute le truppe marocchine ; Pè salvà stè vaglione l’hanno murate vive; La dignità non ce l’avevi più) è dedicato alla memoria traumatica dell’incontro-scontro con le truppe “di colore” (i goumier di etnia berbera) appartenenti al Corpo di spedizione francese. Le testimonianze degli anziani superstiti propongono diverse interpretazioni su chi fossero e perché fecero quello che fecero; riflettono sulle strategie da questi impiegate per compiere le loro violenze e su quelle elaborate dalle popolazioni aurunche per difendersi; infine, descrivono i diversi esiti sociali (anche di lungo periodo) prodotti da quell’esperienza. Questo nucleo centrale di memoria traumatica non esaurisce tuttavia la ricchezza narrativa delle testimonianze che si sviluppano e si declinano tra stupore (Nui sapavamo ‘a guerra?), vissuti apocalittici (Steva a finì lu munno), esperienze di sradicamento (Sempre sfollati, co’ chelle mappatelle n’capu) e di perdita, spesso senza lutto (È morta mama e i’ so’ cresciuta all’avventura) ; persino di eclissi del sacro, sebbene non della fede (Ha chiuso gli occhi la madonna), fino alla salvezza, tutta laica e contemporanea ( Poi sò arrivati gli americani, è finita la guerra).
In queste storie il ricordare ed il testimoniare emergono anche come atto d’amore e di fede (Nce sta tiù niente più forte dell’amore, manco ‘o ferro) come nella emblematica testimonianza di Elena, che il Museo della Pietra ha trasformato in interpretazione artistica (Reading della memoria, 2008, 2009), con la collaborazione di sensibili interpreti locali, come “restituzione” ai testimoni che hanno donato le loro storie ed impegno a non dimenticare per trasformare un passato drammatico in valore e riscatto culturale.
Antonio Riccio è un etnoantropologo. Insegna antropologia culturale a contratto presso la Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino – Angelicum di Roma e la facoltà di Psicologia 1 della Sapienza, Università di Roma. Dirige il museo demoetnoantropologico della Pietra di Ausonia (FR); collabora con la Regione Lazio alla documentazione di beni culturali materiali ed immateriali in Alto e Basso Lazio; ha realizzato saggi, articoli e video di etnografia religiosa, del territorio e della memoria, ha promosso ed organizzato attività di carattere artistico ed espressivo (artiterapie, storytelling e reading della memoria) legate al tema dei diritti umani e delle donne. Per le edizioni Kappa ha pubblicato “Preghiere e Grazie. Forme di espressività religiosa contemporanee” , 2004 (con Vincenzo Padiglione); “Identità e territorio. Un etnografo nei Monti Lepini”, 2007; “Etnografia della memoria. Storie e testimonianze del secondo conflitto mondiale nei monti Aurunci”, 2008.
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