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Essa appare in italiano in una collana dal titolo Universale Teologia, come già qualche anni fa anche il volume Etica Economica. In realtà Utz insegnava a Friburgo (CH) nella Facoltà di Filosofia ma si è sempre ritenuto un pensatore cristiano in senso forte. Per lui la dottrina sociale della chiesa, e gli autori che si rifanno ad essa, sono a cavallo delle due discipline, filosofia e teologia. Infatti il fondamento della sua dottrina è il diritto naturale, che appartiene all'ambito filosofico, ma la riflessione è sviluppata all'interno della chiesa cattolica che però fonda la sua dottrina sociale sulla ragione, anzi sul diritto naturale. Papa Wojtyla ha dichiarato nell'enciclica Sollicitudo Rei Socialis (1988) che la dottrina sociale della chiesa è una branca della teologia morale. Non so cosa Utz pensasse di questa presa di posizione, ma il suo modo di fare scienza sociale non è molto lontano da una posizione simile. Bene inteso se la teologia morale sociale è razionale e rispettosa delle scienze empiriche che si muovono con legittima autonomia nel loro proprio campo.

Nel volume non troviamo una trattazione esplicita sullo Stato. Ma nel testo troviamo il motivo di questa non-presenza (p. 15):”Forse sorprenderà che nel presente saggio manchi il trattato sullo Stato: il motivo è che lo Stato non è l'oggetto immediato, bensì la meta dell'agire politico. Lo Stato, in quanto istituzione di diritto naturale, è precedente. In quanto organizzazione complessiva della convivenza umana, è la meta finale racchiusa nell'impulso sociale dell'uomo. Per questo motivo mi sono occupato dello Stato nel terzo volume dell'Etica Sociale (L'ordinamento sociale).

Tra le parti più attuali di quest'opera di Utz c'è certamente la Quarta Parte: I diritti civili, che vengono differenziati (ed ampiamente trattati) in: libertà di coscienza, d'opinione, religiosa, diritto d'asilo, diritto alla resistenza. La Quinta Parte è dedicata alla guerra mentre la Sesta alla Crisi politica, dove si tratta esplicitamente della funzione delle comunità religiose come custodi di norme legali assolute.

Quanto alla ventina di pagine dedicate alla guerra, esse iniziano così(p.223):“L'etica si occupa fondamentalmente dell'azione buona in vista del perfezionamento dell'uomo. Vuole essere, quindi, una guida per la felicità dell'uomo. La guerra, che è sempre un segno di calamità, può essere oggetto dell'etica nella misura in cui si occupi di come mantenerla nei limiti della giustizia”. E conclude(p. 240):.”Come si vede, la cosiddetta guerra giusta soggiace a condizioni tali che diventa in assoluto difficile giustificare ancora eticamente una guerra....[E prosegue, realisticamente] La tattica della prudenza etica evidentemente può consistere ormai solo nell'armarsi al fine di un deterrente reciproco della guerra. Resta per ora da sperare che le nazioni comprendano che si debbono sottoporre a un tribunale internazionale di pace”.

Le poche e brevi citazioni qui riportate sono un segno dello stile del libro: compatto, schematico, chiaro, assertorio. Tale stile potrebbe usarlo anche uno giovane studioso, un può presuntuoso Ma quello che è caratteristico di Utz è la mancanza di polemica: e questo metodo di pensiero e di espressione se lo possono permettere solo i vecchi saggi..